Trouble No More – Bob Dylan e la sua “rinascita cristiana” alla Festa del cinema di Roma

Michael Shannon intervalla, leggendo dei sermoni, alcuni elettrizzanti filmati ripresi durante la seconda parte dei tour di Dylan nel periodo 1979-80, definito della sua rinascita cristiana, cominciata con la pubblicazione del suo disco Slow Train Coming (1979) e conclusosi con Shot of Love (1981).

Il film cerca di essere un’esperienza totalizzante, immergendo lo spettatore nella musica di Bob Dylan, e aggiungendo dei brani di riflessione, dei veri e propri sermoni, scritti da Luc Sante che vogliono far riflettere lo spettatore sulla morale e sui precetti insegnati da Gesù.

Il reverendo/predicatore interpretato da Shannon invita la sua congregazione, invisibile, a riflettere sulla loro vita e sui loro comportamenti, invitandoli a essere più cristiani e meno ipocriti, a non rubare per arricchirsi, a essere onesti.

Personalmente consiglio questo film solo a coloro che amano davvero Dylan poiché altrimenti potrebbe risultare abbastanza noioso.

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Maria by Callas: In Her Own Words – il documentario sulla Divina alla Festa del cinema di Roma

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SINOSSI
A 40 anni dalla morte, un film prezioso e unico che racconta la cantante d’opera più famosa di tutti i tempi: Maria Callas. Un documentario ricco di immagini inedite, fotografie, super8, registrazioni private, lettere e rari filmati d’archivio del dietro le quinte degli spettacoli, per la prima volta a colori. Il racconto di una vita memorabile ricostruito attraverso le parole della Callas e le storie intime dei protagonisti del suo tempo: Onassis, Marilyn Monroe, Alain Delon, Yves Saint-Laurent, J.F. Kennedy, Luchino Visconti, Winston Churchill, Grace Kelly, Liz Taylor e molti altri.

Recensione

Maria Callas è stata e rimane ancora oggi, senza ombra di dubbio, la cantante lirica più famosa e dotata del mondo. La sua voce ha incantato generazioni, riempito teatri e fatto sognare i melomani e gli appassionati di musica di tutto il mondo; per anni ovunque cantasse i teatri sono stati tutti esauriti. Ma Maria Callas è stata anche una donna bellissima e abbastanza infelice, spesso tradita e usata da chi la circondava, sfruttata da chi doveva proteggerla e perseguitata da un certo tipo di stampa, più interessata al gossip e ai pettegolezzi che alla sua carriera professionale.

E se la protagonista è la donna con la voce più bella del mondo, quale voce migliore si poteva utilizzare per raccontarla e per ripercorrerne la vita se non la sua? L’ottimo regista Tom Volf ha viaggiato per tre anni in tutto il mondo per trovare questo materiale d’archivio straordinario, per la maggior parte inedito: filmini privati in Super 8 o in 16mm, foto mai pubblicate, registrazioni pirata realizzate dai suoi ammiratori in occasione di alcune delle sue performance, lettere intime o interviste dimenticate.

Maria viene raccontata da se stessa attraverso le sue stesse parole e vengono affrontati  soprattutto quegli aspetti della sua vicenda umana più controversi come lo scandalo di Roma, dove venne additata come colpevole pur non essendolo.

Il documentario tenta, tra le altre cose, di far luce sulla relazione con Ari Onassis, utilizzando materiali inediti (tra cui una lettera dove lo definisce un gran porco).

La Callas che viene fuori dal documentario è l’immagine di una donna forte e indipendente, quasi totalmente devota al lavoro anche se sembra che desiderasse davvero altro, soprattutto in alcuni periodi infelici dovuti alle circostanze sfavorevoli. Avrebbe voluto una famiglia ma la madre in un primo momento, mandandola giovanissima in Conservatorio per farla diventare una cantante e compensare la propria mancanza di talento e fortuna, e poi il marito Battista, spinsero la cantante a continuare fino praticamente alla morte.

La Divina fu sicuramente una donna sfortunata, che si innamorò degli uomini sbagliati, venendo criticata aspramente all’epoca ma, sebbene fu sfortunata in amore e nella vita privata, riuscì allo stesso tempo a diventare una Diva assoluta del jet set internazionale, con amici potenti e famosi del calibro di Grace Kelly, Marilyn e Kennedy.

Maria, morta a soli 53 anni, poco dopo l’amato Onassis, per anni fu oggetto di scandali e gossip, dovette sopportare umiliazioni e critiche, spesso ingiustificate; incantò i teatri mondiali con la sua voce e ancora oggi ha un effetto fortissimo sul pubblico che in sala applaudito diverse volte, commuovendosi.

Che siate appassionati o meno di musica lirica, questo è un film da vedere.

 

The Only Living Boy in New York – il film di Marc Webb in anteprima alla Festa del cinema di Roma

the-only-living-boy-in-new-york-1.jpgCallum Turner e Jeff Bridges

  • Callum Turner – Thomas Webb
  • Jeff Bridges – W.F. Gerald
  • Kate Beckinsale – Johanna
  • Pierce Brosnan – Ethan Webb

Sinossi

Thomas è il figlio unico di un editore e di un’artista, e sta cercando il suo posto nel mondo, indeciso su quale debba essere il suo futuro lavorativo, oltre che sentimentale. Si è trasferito nel Lower East Side, lasciando il mondo ricco ed elitario dell’Upper East Side, dove fa amicizia con il suo vicino di casa, un eccentrico signore, di nome W. F., scrittore alcolista che dispensa consigli da uomo navigato e che conosce bene la vita. Il mondo di Thomas viene scosso dalla scoperta che il padre ha un’amante con un’attraente donna più giovane e il ragazzo è determinato a porre fine a quella relazione che ritiene dannosa per la salute della madre. Tuttavia così facendo innesca una serie di reazioni ed eventi che lo portano a mettere in discussione e a scoprire dei segreti che cambieranno totalmente la visione della sua famiglia.

Recensione

Il film comincia come fosse un romanzo, con la voce narrante e sinuosa di Jeff Bridges, che, dopo aver evocato la vecchia New York e criticato la globalizzazione delle multinazionali, ci introduce i personaggi principali: Thomas, un giovane newyorkese di buona famiglia, indeciso su quale sia il suo futuro ma deciso ad allontanarsi da dei genitori un po’ troppo soffocanti; Ethan e Judith, i genitori, che fanno parte di quella élite culturale e artistica, ricca e anche un po’ ipocrita, della NY bene; Mimi, giovane, bella e indipendente studente di Lettere di cui Thomas è innamorato, sebbene non sia ricambiato dalla ragazza.

Il personaggio di Bridges è W.F., strano vicino che dispensa consigli d’amore a Thomas, indicandogli, con consigli da uomo vissuto, di volta in volta la strategia per riconquistare Mimi e per risolvere i problemi che via via il ragazzo si trova ad affrontare; i due diventano subito amici e Thomas, che ha una relazione difficile con il padre, sembra aver trovato una figura paterna su cui fare riferimento per sfogarsi e per farsi guidare.

Quando Thomas scopre che il padre vede un’altra donna, Johanna, attraente e ben più giovane di lui, è turbato e vorrebbe parlare con il padre, per fargli smettere di vedere la donna, ma quando si trova faccia a faccia con lui non ne ha il coraggio. Chiede quindi consiglio al suo nuovo amico che gli insinua il dubbio che anche lui in realtà sia sessualmente attratto dalla donna e che sia geloso del padre.

Thomas decide di iniziare a seguirla, intenzionato a parlare con lei per farle interrompere la relazione, ma quando questa se ne accorge e gli parla per chiedergli un confronto i due iniziano a provocarsi, con le parole e con i gesti, finché tra i due non scoppia la passione.

Johanna inizia a frequentare padre e figlio, scoprendosi vulnerabile, con Thomas che è sempre più coinvolto, anche emotivamente, dalla loro relazione; il gioco si fa quindi pericoloso e la donna deve prendere una decisione. Se l’intento di Thomas all’inizio era quello di separare la donna e il padre, per proteggere la madre, ora si trova ad essere geloso di Ethan e a volere Johanna tutta per se.

Johanna però non sembra pensarla allo stesso modo, comprendendo che il cosiddetto amore di Thomas non è altro che una giovanile infatuazione.

Una serie di eventi porta infine Thomas a confrontare padre e amante ed è quest’ultima a svelargli il segreto che i suoi genitori hanno tenuto nascosto per anni e che provoca la malinconia e l’infelicità della madre e della coppia ormai separata de facto.

Ethan è sterile, non è lui il vero padre di Thomas, il quale è stato concepito da Judith con un’amico della coppia,innamorato di lei e che lo è rimasto per tutto questo tempo, così come lei, che si era innamorata di lui; la donna spende la giornata leggendo i romanzi dell’antico amante seduta su una panchina di Central Park.

La rivelazione scuoterà Thomas che finalmente in pace con le figure paterne e i problemi del passato, riesce a capire qual è la sua strada nel mondo.

Il film è piacevole, scorre velocemente ed è interessante vedere le dinamiche familiari e sentimentali dei vari personaggi.

Ottima l’interpretazione dei protagonisti, con Brosnan di nuovo nei panni dell’uomo d’affari (che però si scopre essere buono e umano alla fine) e Bridges che da prova di essere eccellente nel ruolo di scrittore bohemien.

Mademoiselle Paradis alla Festa del cinema di Roma

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Sinossi

Vienna, 1777.  Maria Theresa Paradis è una pianista cieca di soli 18 anni, che ha perso improvvisamente la vista in tenera età ma che “in cambio” ha sviluppato uno straordinario talento musicale. Dopo una serie di tentativi, falliti miseramente, di curarle la vista i genitori decidono di provare la cura del controverso “dottore dei miracoli”, Franz Anton Mesmer, dove Maria Teresa si inserisce in un gruppo pre-esistente di pazienti e dove per la prima volta può assaggiare il dolce sapore della libertà. Inizia anche a riacquistare la vista, ma a scapito del suo talento musicale. Perciò, costretta dai genitori, lascia la casa del dottor Mesmer, diventando nuovamente cieca, e tornando a intrattenere i salotti della nobiltà con il suo virtuosismo musicale.

Recensione

Mademoiselle Paradis è la storia vera di Maria Theresa Paradis, un cristallino talento musicale e una delle più famose pianiste del Settecento.

Il film racconta una parte della sua vita, forse quella più importante, ovvero il suo arrivo presso la casa/clinica del dottor Mesmer, considerato dalla corte e dai medici ufficiali un ciarlatano e così sembrerebbe anche ai moderni spettatori, dal momento che cura i suoi pazienti con un misterioso fluido, intangibile e invisibile, che manovra utilizzando l’imposizione delle mani.

Tuttavia vediamo come la cura sembri funzionare e come gradualmente Maria Teresa, insieme alla libertà garantitagli dalla lontananza dai genitori, riacquisti anche la vista. Poco a poco inizia a vedere ciò che la circonda e impara a distinguere gli oggetti che fino a quel momento ha solo potuto toccare. Finalmente il suo sogno di vedere si sta realizzando ed è felice del rapporto che è riuscita a installare con Mesmer il quale sembra essere il primo a trattarla come una pari e ad ascoltare ciò che la giovane ha da dire.

La corte, su cui Mesmer vorrebbe fare colpo, rimane però scettica e i vecchi medici di Maria Teresa iniziano a boicottare le sue dimostrazioni in modo da non fare la figura degli incompetenti agli occhi della nobiltà viennese che è rimasta impressionata dai progressi della ragazza.

Riacquistando la vista, Maria Teresa sembra perdere il suo talento musicale e questo mette in apprensione i genitori che temono che la giovane possa perdere la pensione garantitagli dall’imperatrice. Inoltre il padre sospetta che tra la ragazza e il dottore vi sia qualcosa di più del semplice rapporto tra medico e paziente e perciò decide di portare via Maria Teresa, la quale però non vuole rinunciare alla libertà acquistata né vuole tornare cieca, anche se questo significa perdere il suo brillante dono.

Il film mostra anche la vita delle classi inferiori, alla Downton Abbey, con la servitù, maltrattata e abusata da una classe nobiliare frivola e viziata; ad esempio Agnes, cameriera personale di Maria Teresa, viene abusata da un nobile che la lascia incinta ma è lei ad essere incolpata per la sua presunta lussuria e viene cacciata dal luogo di lavoro.

Consiglio vivamente il film agli appassionati di period drama e biopic ma anche a coloro che vogliono godere di una buona musica oltre che di una bella storia.

Abracadabra – il nuovo film di Pablo Berger alla Festa del cinema di Roma

abracadabra-1.jpgMaribel Verdù con Antonio de la Torre

CAST ARTISTICO

  • Maribel Verdú – Carmen
  • Antonio de la Torre – Carlos
  • José Mota – Pepe
  • José María Pou – Dr. Fumetti
  • Quim Gutiérrez – Tito

Sinossi

Carmen (Maribel Verdú) vive alla periferia di Madrid con suo marito Carlos (Antonio de la Torre). È una casalinga qualunque devota alla famiglia, mentre lui è un operaio edile e tifoso di calcio che vive per il Real Madrid. Un giorno le loro monotone vite cambiano per sempre. A un matrimonio il cugino di Carmen, Pepe (José Mota), un ipnotizzatore amatoriale, dà una dimostrazione. Chiede se tra il pubblico ci sia un volontario e Carlos, sebbene scettico, accetta. La mattina seguente Carlos comincia a comportarsi in modo strano – qualcosa è andato storto e adesso è posseduto da uno spirito. I due cugini iniziano insieme una surreale e comica ricerca per riportarlo alla normalità, mentre Carmen comincia a sentirsi stranamente attratta dal suo “nuovo” marito.

Recensione

Il regista di Blancanieves torna a raccontare l’universo femminile, affrontando un tema attuale e importante, come la violenza sulle donne con la storia fiabesca di una coppia dove il marito è un bullo abusivo e facilmente incline alla violenza verbale e fisica (quest’ultima solo minacciata), mentre la moglie è una donna coraggiosa che rappresenta tutte quelle donne umiliate da un matrimonio violento ma capaci di reagire e ribellarsi.

Carlos lavora in un cantiere e nella sua vita ha un unico interesse: il Real Madrid; è un bullo, un violento e vessa in continuazione la moglie, Carmen, di cui è estremamente geloso sebbene poi non le presti alcuna attenzione; Carmen a sua volta è una donna bella e dolce ma viene costantemente umiliata dal marito e ha un amico e confidente nel cugino Pepe, innamorato di lei e pronto ad accompagnarla in questa sua strana avventura.

Carlos, secondo il suo interprete Antonio de la Torre, è un uomo insicuro, una sorta di Sancho Panza se paragonato a Carmen, non è realizzato e sfoga tutta la sua frustrazione su di lei; lei è una donna decisa a cui viene data la possibilità di riscattare il suo personaggio in seguito ad un “incidente” verificatosi il giorno del matrimonio di un cugino di Carmen.

Il regista mostra una sensibilità particolare verso il mondo femminile e sceglie di affrontare una tematica così seria con un tono fiabesco, riprendendo un po’ quelle atmosfere che aveva già ricreato per Blancanieves ma scegliendo un registro stilistico opposto al film precedente. C’è infatti molto realismo in questa fiaba.

Il topos/strumento utilizzato dall’autore è l’ipnosi, praticata da Pepe che fa da intrattenitore al matrimonio di un cugino; Carlos, per umiliarlo, si offre volontario, non credendo che possa funzionare, e così pare inizialmente; ma invece funziona e il giorno dopo il bullo si è trasformato in un uomo nuovo, che pulisce casa, cucina ed è estremamente gentile. Carmen però non se la beve e  vuole risolvere la situazione perché non si sente tranquilla con la nuova personalità del marito, sebbene ne sia affascinata. Perciò contatta il maestro di Pepe, lo strambo dottor Fumetti, il quale promette di aiutarli.

Si scopre quindi che la mente di Carlos è ora controllata dallo spirito di Tito, uno psicopatico killer che, negli anni ’80, aveva massacrato, a ritmo di “Il ballo del qua qua”, gli invitati di un matrimonio svoltosi nella stessa sala dove è avvenuta l’ipnosi.

Inizia così il divertente tentativo di Carmen e Pepe di esorcizzare Carlos, impauriti che, posseduto, possa compiere una strage, ma Tito non ha nessuna voglia di lasciare il corpo di Carlos, dal momento che si è anche innamorato di Carmen, e combatte i loro tentativi.

Il finale è un vero e proprio colpo di scena.

 

C’est la vie – la nuova commedia dei creatori di Quasi Amici alla Festa del cinema di Roma

Projet affiche Le Sens de la Fête

Sinossi

Nulla è più importante per due sposi del giorno del proprio matrimonio! Tutto deve
essere semplicemente magico in ogni momento. E per organizzare la festa perfetta,
Max ed il suo team sono i migliori in circolazione! Pierre ed Elena hanno deciso di
sposarsi in un magnifico castello poco fuori Parigi e hanno scelto di affidarsi a loro
per una serata meravigliosa. Seguiremo tutte le fasi, dall’organizzazione alla festa,
attraverso gli occhi di quelli che lavorano per renderla speciale. Inutile dire che
sarà una lunga giornata, ricca di sorprese, colpi di scena e grandi risate…Dopo il
successo di Quasi Amici torna la coppia di registi più brillante del cinema francese
con una commedia tutta da ridere!

Recensione 

Film francese con ottimi attori francesi, scritto e diretto da Eric Toledano e Olivier Nakache (autori di Quasi amici), vi farà morire dalle risate, a meno che non vi dobbiate sposare a breve o nella vita non organizziate matrimoni.

Un vero e proprio spaccato della contemporanea società francese, con attori dal diverso background, mischiati in modo brillante, e un genuino interesse verso i problemi reali di un paese sempre più multiculturale; un film sociale che però sceglie di non parlare dell’operaio o del dipendente ma del suo capo, un piccolo imprenditore che è sempre più strozzato da tasse e burocrazia, colto da un malore quando pensa che sia arrivato un controllo dell’ispettorato del lavoro.

Il ritmo e la musica sono due elementi fondamentali di C’est la vie e nelle parole di uno dei suoi autori questo film è molto jazz, con assoli e momenti corali, e riflette la Francia di oggi dove tutti parlano francese ma non tutti parlano lo stesso linguaggio. Se Vincent Macaigne aka Julien, il cognato depresso di Max (Jean Pierre Bacri) nonché ex professore di francese, continua nel tentativo di correggere tutti gli altri che massacrano la grammatica e la lingua francese, Adele (Eye Haidara) è più volte invitata dal suo capo, Max, ad esprimersi meglio evitando volgarità e insulti.

C’est la vie è un film divertentissimo: i camerieri sono abbastanza idioti, il cantante ha un accento italiano tremendo nel cantare Ramazzotti (è dialetto abruzzese a quanto pare!) e lo sposo è davvero un rompiscatole di prima scelta, mentre il fotografo è una specie di maniaco mangia-tartine … cosa potrebbe mai andare storto? Il tutto è condito da una serie di imprevisti che trasformano la festa di matrimonio in una catastrofe salvata all’ultimo dalla band dei lavapiatti pakistani che insieme al resto del team improvvisano una festa a luce di candela.

Ambientata in un castello del Seicento, la commedia di Toledano e Nakache racconta il dietro le quinte dell’organizzazione di una festa studiata nei minimi dettagli e con aspetti altamente irritanti ma divertenti da Pierre, sposo precisino con la passione per i discorsi.

C’est la vie – Prendila come viene uscirà dal 30 novembre in Italia ed è decisamente un film da vedere !

 

 

 

 

Stronger – il nuovo film di Jake Gyllenhaal al Festival del cinema di Roma

stronger-2Jake Gyllenhaal con il vero Jeff Bauman

CAST ARTISTICO

  • JAKE GYLLENHAAL                   Jeff Bauman
  • TATIANA MASLANY                  Erin Hurley
  • MIRANDA RICHARDSON        Patty Bauman
  • RICHARD LANE JR.                    Sully
  • NATE RICHMAN                         Big D
  • LENNY CLARKE                            Zio Bob
  • PATTY O’NEIL                            Zia Jenn
  • CLANCY BROWN                        Big Jeff

Stronger è l’appassionante storia di Jeff Bauman – interpretato da Jake Gyllenhaal – un uomo comune divenuto un simbolo di speranza e di forza non solo per Boston ma per il mondo intero. È il racconto intimo e personale di un viaggio eroico che Jeff ha compiuto, un viaggio che ha messo alla prova i legami familiari, ha stimolato l’orgoglio ed il senso di appartenenza ad una comunità e ha fatto emergere in lui quella forza interiore nascosta che permette a tutti noi di superare anche le sfide più dure che la vita ci presenta.

SINOSSI

Jake Gyllenhaal interpreta Jeff, un 27enne che era alla maratona per provare a riconquistare l’amore della sua ex-ragazza Erin (Tatiana Maslany). È lì al traguardo ad aspettarla quando le bombe esplodono, provocandogli la perdita di entrambe le gambe. Dopo aver ripreso conoscenza in ospedale, Jeff aiuterà la polizia ad identificare uno degli attentatori, ma la sua battaglia personale è soltanto all’inizio. Dovrà affrontare lunghi mesi di riabilitazione fisica ed emotiva, trovando in se stesso e nell’instancabile supporto di Erin e della sua famiglia, la forza per reagire.

Stronger è il racconto intimo e personale di un viaggio eroico che Jeff ha compiuto, un viaggio che ha messo alla prova i legami familiari, ha stimolato l’orgoglio ed il senso di appartenenza ad una comunità, e ha fatto emergere in lui quella forza interiore nascosta che permette a tutti noi di superare anche le sfide più dure che la vita ci presenta.

Emozionante, diretto, ricco di umanità: Stronger è l’incredibile storia vera dell’uomo che rappresenta l’incarnazione vivente della “forza di Boston”. Nel film, diretto da David Gordon Green, spicca anche la partecipazione della candidata premio Oscar® Miranda Richardson.

Recensione

In un periodo storico in cui purtroppo gli attentati terroristici stanno diventando una parte integrante della nostra vita per il loro ripetersi, in modo ricorrente e diffuso, questo film è più che mai attuale, trattando di una vicenda accaduta solo quattro anni fa, nel 2013 e ben nota alla maggior parte degli spettatori.

Tuttavia Stronger non ha un tono pessimistico o d’accusa ma è un film sulla speranza, sulla forza e sull’unità di una città e di una famiglia che riescono a superare un grande trauma, resistendo alla tentazione di deprimersi e di cadere nell’odio; è un film sull’amore e sulla forza di volontà che il protagonista, Jeff Bauman, ha dovuto trovare per rimettere in linea la sua vita.

Stronger è la storia di un uomo che ha perso entrambe le gambe a causa della follia e dell’odio di due terroristi; Jeff non è un soldato, non si trova in una zona di guerra, è semplicemente un ragazzo innamorato di una ragazza, Erin, che lo ama ma che lo considera immaturo. I due si sono presi e lasciati più volte ma Jeff è convinto di poter riconquistare Erin che correrà la maratona di Boston per raccogliere fondi per l’ospedale in cui lavora. Jeff si è semplicemente trovato al posto sbagliato al momento sbagliato.

La situazione in cui il protagonista si trova è parecchio complicata, perché è diventato un eroe da un giorno all’altro e non sa come affrontare questa nuova dimensione. Erin, un po’ per i sensi di colpa e un po’ perché sotto sotto ama ancora Jeff, diventa una figura imprescindibile per il ragazzo, costretto tra due fuochi: quello del clan familiare e degli amici, esteso, chiassoso ma che gli vuole un gran bene; e Erin, che comprende come tutto questo trasformarlo in un eroe e metterlo davanti ai riflettori non faccia altro che fargli del male. Ad un certo punto, esasperata inviterà Jeff e sua madre ad affrontare il problema, anziché evitarlo ubriacandosi o uscendo con gli amici.

Jeff è trattato da tutti come un eroe e come tale è considerato dall’opinione pubblica, sebbene lui stesso si chieda il perché visto che ha semplicemente avuto la sfortuna di trovarsi al posto sbagliato nel momento sbagliato.

Patty, madre di Jeff, donna iper-protettiva, impicciona e con una fortissima influenza sul figlio (anche se bisogna riconoscere che il personaggio è stato leggermente modificato rispetto alla realtà dove Patty è una donna più misurata e amorevole della sua versione cinematografica) è interpretata dalla magnifica Miranda Richardson; ha un carattere davvero difficile: stra-vizia il figlio, pur dicendogli cosa fare e gestendone la figura pubblica dopo l’attentato, maltrattando Erin che finisce per fare da badante più che da fidanzata. Quando la situazione per la ragazza diventa insostenibile e scopre anche di essere incinta decide che non può rinunciare anche a questo per Jeff e comprende che è ora di lasciarlo.

Ed è questo il momento di kairos per l’uomo simbolo della strage di Boston: nel momento in cui perde la persona a cui davvero tiene di più comprende che deve reagire, dare una svolta alla sua vita e impegnarsi per tornare a camminare al fianco della donna che ama. Lo aiuta a capirlo anche il suo salvatore, Carl, padre di due figli che sono morti e vittima di depressione e PTSD; Carl aiuta Jeff a individuare i suoi problemi e sarà colui che lo spingerà ad affrontare la riabilitazione e la terapia.

Stronger è una storia tipicamente americana ed è la pura incarnazione dello spirito bostoniano: Jeff è davvero Boston Strong, il cui messaggio positivo (non mollare!) è stato d’aiuto non solo a lui ma anche ad altre vittime di attentati.

Il film è tratto dalla storia vera di Bauman che è venuto alla Festa del cinema: è stato difficile per lui accettare la situazione in cui si è trovato da un giorno all’altro ma, grazie all’amore per Erin e per sua figlia, è riuscito a reagire, capendo che aveva bisogno di aiuto non solo per tornare a camminare ma anche per accettare la situazione da un punto di vista psicologico. Oggi Jeff ha deciso di aiutare gli altri, parlando della sua esperienza per cercare di restituire il suo ottimismo e la sua forza.

Gyllenhaal ha amato sin da subito questa storia e si è proposto per il ruolo di protagonista del film, di cui è anche produttore; l’attore di origini svedesi ha lavorato fortemente perché essa fosse il più aderente possibile alla realtà, coinvolgendo medici, infermieri e anche gli autori delle protesi indossate da Jeff, nel ruolo di se stessi. Anche la città e la popolazione di Boston hanno partecipato al film, per mantenere la credibilità al massimo e per rendere onore alla storia di un vero eroe americano.